Appese a un filo
L'installazione è formata da un insieme di elementi compositivi dalla forte valenza simbolica (lo spago, la carta paglia, le spille da balia, ecc) elementi che già presi singolarmente rimandano a diversi significati.
A partire dalla fase progettuale si è cercato di far dialogare i diversi elementi compositivi, al fine di accomunarli e caricare l'opera di un significato più profondo e potente.
In termini formali l'installazione richiama per quanto riguarda i materiali, i codici estetici dell'arte povera.
La violenza sulle donne è una questione purtroppo ancora irrisolta.
La violenza sulle donne non dovrebbe mai essere vista solo come un caso isolato, l'ennesimo dramma, l'ennesima tragedia, ma va guardata, inquadrata come un fenomeno antropologico, strutturale, radicato in culture ancora troppo patriarcali, culture che storicamente hanno legittimato la superiorità maschile.
Osservando l’opera il primo elemento che colpisce è la cascata di fili di spago, che cadendo dall'alto, stanno a rappresentare la vita di ogni singola donna come sospesa/appesa appunto ad un filo.
Le donne vivono con la vita appesa ad un filo perché ogni decisione è presa da un sistema che non è stato costruito per loro.
Il filo è la legge che per secoli ha dato agli uomini il controllo sul corpo, sulla mente e sulla voce delle donne, considerate ancora e troppo spesso una proprietà.
Su questi fili sono presenti dei foglietti di carta paglia stropicciata, si è scelto questo materiale per rappresentare la fragilità attribuita alla donna come un'etichetta, fragilità spesso indotta al fine di mantenere il controllo su di essa, su detti foglietti vengono scritti in rosso i nomi delle donne dell'Istituto, il rosso è il colore che notoriamente simboleggia il sangue, la violenza, ma è anche il colore del cuore, dell'amore, ma un amore può anche essere soffocato in un rapporto tossico nel quale è la donna quasi sempre la vittima.
Le spille da balia che fermano i foglietti di carta paglia agli spaghi, racchiudono e custodiscono il significato di cura, tradizionalmente usate dalle balie per fermare i pannolini nell'accudimento dei neonati, rimandano alla maternità.
Un altro elemento che troviamo è la scala in legno rivestita completamente in pizzo, sulla quale sono appoggiate alcune scarpe di diversa misura, partendo da quelle di una neonata fino ad arrivare ad un paio di scarpe da donna, è un rimando alla fatica della crescita al femminile, di una vita in salita dove per arrivare ad una condizione di parità di genere la fatica è doppia, sentirsi costrette a salire una scala coperta da pizzi, ma comunque una scala da salire in una condizione di svantaggio rispetto all'altro sesso. Da questa scala infine scende una striscia di carta con sopra scritta la parola “donna” tradotta in tutte le lingue del mondo, simulando una sorta di abbraccio, una sorellanza con le donne di tutte le culture, le società, le realtà che vivono e lottano come noi, come te, come me.
Quest'opera è come un grido, ogni elemento seppur apparentemente silente, unito agli altri va a prendere forma e trova la forza necessaria per gridare, urlare.
Spesso la donna, presa singolarmente, si sente meno di niente, come una singola piccola goccia d'acqua, che cade veloce asciugandosi al suolo, che a malapena riesci a vedere, ma non possiamo ignorare che l'insieme di tutte queste piccole gocce dacqua, scatenerebbero un gran bel temporale.
Con orgoglio, affiggo questo mio nome di donna.
LE RAGAZZE E I RAGAZZI DELLA 2^A E DELLA 2^B del Liceo Artistico - Con il supporto dei proff. Giammarini, Marconi, Pambianchi














Ultima revisione il 09-05-2026 da MAURIZIO CALENTI
