La guerra (e le vite) in uno scatto


La guerra (e le vite) in uno scatto. Incontro con il fotoreporter Giorgio Bianchi

a cura della prof.ssa Santina Massaro, docente di Disegno e di Storia dell’Arte

Due giornate decisamente diverse dal solito quelle di martedì 13 e di mercoledì 14 aprile per le classi 5^D e 5^E! Segnate dall’incontro in videoconferenza con Giorgio Bianchi, fotoreporter di guerra, fotogiornalista e documentarista. Ha realizzato reportage in Europa, Siria, Russia, Burkina Faso, Vietnam, Myanmar, Nepal, India. Attento osservatore delle dinamiche politiche e delle vicende umane dei luoghi in cui è stato.

In comune con gli studenti Giorgio Bianchi ha proprio l’aver frequentato un liceo scientifico: è stato al liceo che una supplente di arte una volta ha cominciato una lezione attraverso delle foto che si erano scattati durante una gita, per far comprendere cosa significasse comunicare attraverso le immagini, quello che poi è diventata la sua professione!

Ha cominciato da fotografie per matrimoni per poi dare una svolta al suo lavoro.

Nel corso della conversazione, Bianchi ha spiegato sommariamente di cosa ha bisogno un'immagine per essere efficace e quindi come deve essere l’inquadratura, come deve essere scattata una foto e in che modo va a colpire l’osservatore. Questo ha consentito anche il riferimento alla storia dell'arte, in particolare all’Impressionismo, che coglie della realtà ciò che appare ai propri occhi, come in fondo fa anche un fotografo.

Bianchi ha mostrato video e foto non solo di quando si è trovato nel pieno di una sparatoria, ma soprattutto della situazione di vita della gente in guerra. È stato molto toccante il racconto di quando ha documentato la vita di una famiglia entrando nella loro casa e nella loro intimità.

Soprattutto nei libri di arte è scritto che la fotografia ha un messaggio in sé, è oggettiva quindi non ci sono emozioni e dunque rimane distaccata e fredda . La sua opera è invece in un’altra direzione: per una fotografia che arrivi al cuore! Nel cuore dell'osservatore per far riflettere e per far capire un punto di vista, che poi è quello del fotografo e del giornalista. Ogni uomo deve avere più punti di vista per guardare la realtà. Leggerla, interpretarla e tirare poi conclusioni proprie.

Un confronto significativo insomma, che i ragazzi hanno così descritto: “L’esperienza fatta con il fotoreporter Giorgio Bianchi può essere riassunta con la parola “contraddizione”. Essa consiste nel ritrovarsi di fronte a scene di guerra civile in corso nel cuore dell’Europa e allo stesso tempo nell’esprimere stupore davanti alla luce, alle linee di composizione delle fotografie, in grado di spingere oltre l’immagine, portandola dalla narrazione dei fatti alla sensazione di essi; tutto ciò per farci percepire un conflitto lontano dalla quotidianità, ma in realtà vicino al nostro Paese. Bianchi inoltre ha esaltato gli anni del liceo, sperando che anche noi cogliamo in essi l'ispirazione trovata da lui.”

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Ultima modifica il 17-04-2021 da MAURIZIO CALENTI